aprile 10, 2019

il Rugby

IL  RUGBY

IL BAMBINO/RAGAZZO CONOSCE TRAMITE IL FARE

Il “fare” che noi utilizziamo è il gioco del rugby, con fasi di contatto controllato, che valorizza il gioco di squadra e che sviluppa le capacità condizionali e coordinative del bambino.
Naturalmente le fasi di contatto e la complessità del gioco sono commisurate all’ambiente della palestra e alla capacità degli alunni: il contatto infatti è estremamente limitato, poiché il gioco sarà sviluppato in spazzi stretti “variabili” ma sempre con l’obiettivo di imparare a evitare l’avversario, non con quello di affrontarlo in uno scontro diretto.
Alla fine del ciclo di lezioni tutti gli alunni saranno in grado di giocare a rugby, uno sport semplice e di facile comprensione.
Maschi e femmine partecipano insieme a tale attività, poiché a questa età lo sviluppo fisico e fisiologico non ha ancora evidenziato differenze apprezzabili, con il duplice vantaggio di permettere un’esperienza non vincolata a capacità motorie gia acquisite da uno solo dei due sessi e di sviluppare, quindi, una buona integrazione tra i maschi e le femmine. Inoltre, cimentarsi con uno sport “nuovo” permette anche una migliore integrazione tra etnie differenti, svincolato come è da esperienze pregresse.
L’impostazione metodologica basata sul gioco permette di assicurare la necessaria spontaneità di espressione e di tenere alto il livello di attenzione.

OBIETTIVI METODOLOGICI

Il rispetto delle regole
Qualsiasi gioco o esercitazione motoria prevede la conoscenza e il rispetto di regole di comportamento. Gli alunni devono imparare, attraverso il gioco di squadra, che l’infrazione non nuoce solo a chi la commette, ma a tutta la squadra. Devono interiorizzare, con un processo più razionale, che rispettando le regole si possono raggiungere gli obiettivi prefissi. Tutto questo gli alunni lo imparano giocando, poiché il gioco diventa il “trucco” con il quale l’educatore trasmette un concetto complesso come quello del rispetto delle regole.

Il rispetto dei compagni
Immediatamente conseguente al rispetto delle regole è l’importantissimo rispetto dei compagni. Attraverso questo concetto gli alunni imparano relazionarsi con gli altri e quindi a collaborare o competere in maniera costruttiva.
Essendo il gioco del rugby uno sport di squadra (e di contatto), il gioco stesso insegnerà agli alunni che i compagni, che ti consentono di giocare, fanno parte dello stesso gruppo di persone che condivide le stesse fatiche, le stesse gioie e le stesse delusioni. Naturalmente il ruolo dell’educatore in questa fase è fondamentale: egli rinforzerà ogni atteggiamento di incoraggiamento tra compagni e condannerà ogni rimprovero tra di essi.

La collaborazione
Dovendo giocare in squadre, gli alunni devono imparare a collaborare per raggiungere un obiettivo comune. Generalmente, nel rispetto dello sviluppo del ragazzo, è bene partire da una risoluzione individuale del problema: ogni persona è naturalmente predisposta a concentrarsi prima sulla propria persona e sulle proprie potenzialità, poi sulla cooperazione con il gruppo. È positivo che tutti i ragazzi provino una risoluzione personale della situazione: molti individui passano la palla al compagno apparentemente per cooperare, in realtà solo per scaricare la difficoltà ad altri. Così facendo, però, non riusciranno mai a conoscere le effettive potenzialità del proprio corpo.
Fino a 9-10 anni la collaborazione viene vissuta come un insieme di compiti individuali affiancati ma divisi, ovvero il lavoro del compagno inizia dove finisce il proprio, mentre dopo i 10 anni si elabora un concetto più complesso, cioè che con tanti sforzi congiunti, insieme si arriva a un obiettivo comune sacrificando le ambizioni personali per mettersi al servizio del bene della squadra. Questo insegna agli alunni che nessuno è inutile all’obiettivo comune, ma che ognuno può partecipare al raggiungimento dello stesso mettendo a disposizione della squadra le sue capacità. Viene cosi stimolata la valorizzazione delle capacità personali, la solidarietà e l’attitudine al lavoro di gruppo. Naturalmente l’educatore in questa fase incoraggerà tutte le iniziative di collaborazione tra compagni e cercherà di correggere l’individualismo sfrenato che spesso rappresenta un grosso problema negli alunni che non hanno superato la fase dell’egocentrismo.

Il rispetto dell’avversario
È questo l’elemento che rende intelligente il gioco: senza l’avversario non si creerebbero quelle varietà e quantità di problematiche belle da dover risolvere (come posso superare il mio rivale: aggirandolo + spingendolo indietro + con l’aiuto di un compagno + scavalcandolo con un calcio a seguire + ecc.) ed è pertanto fondamentale che l’alunno impari subito a capire che senza l’avversario il rugby non può essere giocato. Inoltre il fatto che il nostro è uno sport di contatto “o di combattimento” fa sì che l’alunno sviluppi subito il rispetto dell’avversario più che negli sport senza contatto.
Nel gioco del rugby alla fine di ogni partita, com’è tradizione, verrà chiesto ai giocatori di formare un “corridoio”, attraverso il quale far passare gli avversari per salutarli stringendo loro la mano, per sottolineare il fatto che essere avversari non significa essere nemici.

La fiducia in se stessi
Raggiungere degli obiettivi, segnare una meta, riuscire a eseguire le esercitazioni motorie proposte permette ai bambini di aumentare la fiducia in se stessi. Attraverso il corpo e il movimento gli allievi accrescono la consapevolezza nei propri mezzi e, provando, si accorgono di essere in grado di affrontare anche situazioni complesse. Per raggiungere questo obiettivo gli educatori propongono esercitazioni commisurate alle capacità degli allievi e con difficoltà progressive, prima globali e poi specifiche, permettendo ai bambini di non affrontare ostacoli che non siano in grado di superare.

La paura del contatto
Il contatto con la palla, con il terreno, con l’avversario e con il compagno è una particolarità necessaria nel gioco del rugby. Il superamento della paura del contatto è funzionale all’accrescimento della fiducia in se stessi.
Essendo gli alunni non abituati ad attività motorie di contatto si genera in essi un senso di insicurezza che si estende anche all’attività di relazione. Attraverso esercizi vari di giravolte, camminate “a quattro zampe”, con l’ausilio di materassi e altri supporti didattici specifici, gli educatori daranno agli alunni gli strumenti necessari per un approccio graduale al contatto.

LO SVILUPPO DELLE CAPACITÀ COORDINATIVE E CONDIZIONALI ATTRAVERSO IL GIOCO DEL RUGBY

Capacità coordinative
Il gioco del rugby è un ottimo strumento per lo sviluppo delle capacità coordinative, grazie principalmente all’uso della palla ovale e alla dinamica propria del gioco, che ha come principio l’avanzamento attraverso la ricerca dello spazio che si modifica durante il gioco stesso. In questa dinamica il giocatore sviluppa la percezione e controllo del proprio corpo e le capacità coordinative dinamico-generali, spazio-temporali, oculo-manuali e intersegmentarie.

Capacità condizionali
Il gioco del rugby è un buon mezzo per sviluppare tutte le capacità condizionali, partendo dalla forza che si sviluppa nelle situazioni di lotta.
La resistenza si sviluppa in modo globale durante il gioco attraverso il volume del lavoro, aspetto fondamentale anche nell’allenamento dei neofiti. La rapidità del giocatore di rugby è una capacità dai molti aspetti, in quanto accorpa non soltanto la capacità di agire-reagire con prontezza, di scattare e di correre velocemente, di passare la palla rapidamente, di scattare e arrestarsi, ma anche quella di intuire rapidamente e di sfruttare la situazione esistente. La rapidità psico-cognitiva del rugbista si manifesta nella veloce intuizione (capacità di percezione e di anticipazione) di una situazione del gioco, nella capacità di cambiare o di decidere velocemente un’azione efficace di gioco e nella rapidità di decisione.

 

 

Come fai a sapere che cosa è l’amore di tua madre se non ti ha mai ricucito la maglia nonostante la sua preoccupazione ogni volta che entravi in campo

Come fai a sapere che cosa è il dolore, se non hai mai subito un placcaggio e dopo non hai potuto allacciarti le scarpe per un mese

Come fai a sapere che cosa è piangere, se non hai mai perso per una meta dell’avversario all’ultimo minuto

Come fai a sapere che cosa è l’affetto, se non ti sei reso conto che stavi coccolando la palla mentre ascoltavi il discorso del tecnico

Come fai a sapere che cosa è la solidarietà, se non ti sei mai fatto espellere dal campo per difendere un compagno colpito indifeso a terra

Come fai a sapere che cosa è toccare il cielo con un dito, se non hai mai fatto un giro di campo per poi buttarti nel fango

Come fai a sapere che cosa è la solitudine se non ti sei mai trovato da estremo a fermare un attacco di tanti giocatori avversari

Come fai a sapere che cosa è il fango se non ti sei mai attaccato alle gambe di qualcuno per evitare una meta

Come fai a sapere che cosa è il sacrificio se non ti sei mai allenato in inverno sotto la pioggia dopo aver studiato o lavorato tutto il giorno

Come fai a sapere che cosa è il servizio incondizionato se non sei mai stato un avanti

Come fai a sapere che cosa è il perdono se non ti sei mai ubriacato con quello che ti ha tirato un cazzotto

Come fai a sapere che cosa è l’amicizia se non hai mai vissuto un terzo tempo

COME FAI A SAPERE CHE COSA E’ LA VITA SE NON HAI MAI GIOCATO A RUGBY!

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